COME SI DIVENTA LETTORI?
- renyrondine
- 5 feb 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Fin dalla nascita il bambino è dotato di straordinarie competenze che mette in campo per entrare in relazione con il mondo e con le persone che lo circondano.
A partire dall'età di 6 mesi iniziano le prime forme di attenzione condivisa. Capacità che si consolida attorno ai 9 mesi. Questa attitudine permette al bambino di guardare dove l'adulto sta guardando e di attuare quindi un processo di coordinazione degli sguardi.
Già a partire dai 9 mesi il bambino e l'adulto possono condividere l'attenzione verso uno stesso oggetto. Il bambino diventa capace di modificare l'attenzione dell'altro attraverso gesti comunicativi (come indicare qualcosa) ed è in grado di attribuire uno stato mentale intenzionale all'altro.
Uno dei bisogni fondamentali del bambino è quello di interagire e comunicare con il mondo. Quando ha interiorizzato la capacità di condividere l'attenzione con l'adulto è capace di instaurare una "Interazione triadica" centrata su un oggetto. Ovvero il bambino e il genitore condividono l'attenzione su un oggetto di comune interesse.
Una volta che il bambino ha acquisito le basi per una interazione triadica, è in grado di condividere con l'adulto l'esperienza di lettura di un libro.
Ma cosa significa leggere? 1) Raccogliere i dati della realtà, le immagini che si vedono, le parole che si ascoltano 2) Dare loro un senso, un significato, capire 3) Reagire, rispondere, attivare una reazione che possa essere cognitiva, emotiva o comportamentale.
Queste tre regole si applicano a tutte le età. Senza una di esse non c'è lettura. Ne consegue che la lettura non è solo quella decifrativa (da grafema a fonema) ma è anche quella che ci consente di acquisire informazioni e accresce le nostre conoscenze.
Per diventare un lettore innanzitutto il bambino ha bisogno di familiarizzare con l'oggetto libro in libertà per permettergli di scoprire il proprio modo ed il proprio tempo per gustare appieno le narrazioni.
Inizialmente la lettura verrà mediata dall'adulto. I bambino si interesserà alla storia se il genitore dimostrerà, tramite il racconto, di entrare in contatto con lui.
Per piacere al bambino la storia deve essere interessante, avvincente e non piatta e distaccata, altrimenti la vivrà in maniera passiva.
Il codice del mediatore saranno tutte quelle modalità con cui il lettore adulto sarà in grado di trasmettere le informazioni e le storie contenute nel libro al suo specifico ascoltatore.
Ma per fare ciò serve essere campioni di dizione? Attori scafati? Come minimo corsi di lettura ad alta voce? No, in realtà "starà al cuore di ciascuno fondere ciò che si apprende dall'esterno con qualcosa di intimo e personale. Con i propri ricordi di incanto infantile, con le proprie storie, con il proprio modo di essere. E saranno proprio la peculiarità e l'autenticità di questa fusione a far trovare la voce giusta." Citazione da Rita Valentino Merletti "Leggimi forte". Non lasciatevi scoraggiare da qualche possibile fallimento iniziale.
La lett ura intesa come decifrazione della realtà e conseguente risposta ad essa, inizia nel bambino fin dalla nascita. Ma qual è il primo "libro" che i bambini imparano a leggere?
Il primo libro per il bambino è "il volto della mamma". Fra il neonato e la madre si stabiliscono infatti degli scambi comunicativi che vengono definiti "protoconversazioni".
Durante questi scambi il bambino acquista le prime specifiche competenze di lettura e si forma nella sua mente uno schema del volto della mamma che, più avanti, servirà come base per riconoscere se stesso e le altre persone.
Diventerà capace di riconoscere i visi raffigurati nei libri e, fino ai 18 mesi circa, riconoscerà più facilmente le immagini realistiche piuttosto che quelle illustrate.
Un'altro elemento che serve ai bambini per una lettura decifrativa delle immagini è la "simbolizzazione".
Questa è la capacità di formarsi dei simboli mentali che permettono al bambino di distinguere le varie categorie di oggetti a partire dai loro tratti caratteristici essenziali. Per poter riconoscere un fiore, deve aver visto molti fiori ed aver estrapolato i tratti essenziali che tutti i fiori hanno e che li identificano come fiori.
La simbolizzazione richiede una doppia attività da parte del bambino. Deve farsi una rappresentazione mentale dell'oggetto e deve capire che relazione c'è fra questo e ciò che esso rappresenta nel mondo.
Una buona illustrazione è quella che, con pochi tratti essenziali, riesce a rappresentare l'oggetto con immediatezza. Per questo motivo, fino a circa 18 mesi, il bambino riconosce più facilmente le immagini realistiche (le fotografie), rispetto alle immagini illustrate.
Il tempo che ci si impiega per leggere un libro, è un tempo diverso da tutti gli altri. Per i bambini ed i loro genitori è un tempo che insegna.
È un tempo che, contrariamente a quanto accade nella società, rallenta invece che affrettarsi, ritarda invece che anticipare, da completezza all'esperienza invece che frantumarla.
È un tempo lento che consente alle parole di sedimentare nella mente e di trasformarsi in immagini.
Al di sotto dei tre anni il tempo della lettura è molto variabile. Deve essere lungo quanto basta per dare rilievo all'esperienza ma breve il necessario per non annoiare. In pratica dovrebbe durare tanto quanto lo desidera il bambino.
Deve essere quotidiano, per creare una piacevole abitudine e, possibilmente, anche ripetuto più volte al giorno. Deve essere quieto, quando necessario, ed allegro e movimentato in altri momenti.
Infine, deve essere libero da ricatti e baratti, da distrazioni e costrizioni, da compiti e valutazioni.


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